Sono un popolo occulto ma numeroso. Si isolano dalla realtà e non si staccano mai dal pc. Sono i malati del sesso virtuale.
Da sei mesi ho ripreso a frequentare le donne dopo i siti porno »: Vincenzo Punzi, 30 anni, libero professionista, è un ex pornodipendente. «Ho iniziato nel 1996» confessa a Panorama «il mio unico scopo era guardare pornografia su internet. Quattro, cinque, persino otto ore di seguito. Trascuravo il lavoro e mi isolavo socialmente. Con le donne un disastro: ero spesso impotente».
Riconosciuta negli Stati Uniti dalle assicurazioni sanitarie, anche in Italia la pornodipendenza tiene accesi molti pc. Se ne è reso conto Punzi quando, il 23 aprile 2003, su consiglio dello psicologo che lo aveva in cura, ha fondato l’unico gruppo italiano di autoaiuto. La prima risposta il 25 aprile, alle 5.40 del mattino: «Ce ne sono altri. Non sono da solo» scrive Guido. Con il passare del tempo, una pioggia di messaggi. Oggi gli iscritti al gruppo, seguiti da quattro psicologi sicuri, sono 880. Il sito no alla pornodipendenza.it ha avuto 40 mila contatti in pochi mesi. «Il pornodipendente» spiega Gianni Lanari, psicoterapeuta e presidente del Centro italiano sviluppo psicologia di Roma «soffre di una patologia ossessivo-compulsiva. Non può fare a meno della pornografia ed è posseduto da essa. Perde l’integrità personale e la libertà: si rifugia in un mondo di fantasie sessuali, lontano spesso dalla normale vita amorosa e dal rapporto con gli altri». Internet non solo ha amplificato la quantità del materiale pornografico, ma lo ha reso facilmente accessibile. Come i fruitori della rete, anche i pornodipendenti sono di entrambi i sessi e di tutte le età.
I giovani sono i soggetti più deboli. Andrea ha 17 anni: «Da
quattro anni, quando torno da scuola, il mio primo pensiero è quello
di masturbarmi dopo aver navigato. Ho smesso di uscire con gli amici per
restare a casa con il mio adorato pc. La cosa più brutta è che
non ho una ragazza, e vi posso assicurare che fanno la fila per me... ma
io non riesco a trovare la forza di rientrare nella realtà».
Silvia ha 22 anni:
«Tre anni fa ho fatto il primo collegamento a internet ed è iniziata
la mia lenta rovina. Scaricare foto
e video porno , l’ultimo questo pomeriggio.
Poi mi tocco. Non mi riconosco nella brava ragazza che mia madre crede che
io sia».
Negli adulti la patologia è più grave. Modifica spesso il sistema
della veglia: «Io e il mio fidanzato stiamo assieme da tre anni»
scrive pesca148 «ma non posso fare a meno di masturbarmi anche per sei
ore di fila davanti al computer. Passo tutta la notte su internet su siti
porno sicuri e durante il giorno dormo».
Questo tipo di dipendenza, inoltre, non è ristretta a chi ha poche
relazioni sociali o problemi con l’altro sesso: «Riguarda sempre
di più i ceti medio-alti» dice lo psicoterapeuta Lanari «così
come fedeli osservanti che vanno in chiesa la domenica». «Sono
cattolico praticante» confessa un 33enne sposato con due figli piccoli
«mi sento un perdente. Ho perfino incolpato mia moglie di non soddisfarmi
sessualmente. Non riesco a smettere anche se sto rischiando molto, perché
non mi collego alla porcheria a casa come molti di voi, ma al lavoro».
Per molti pornodipendenti l’ufficio non è un impedimento. «Sono
peggiorato da quando sono stato assunto nell’attuale lavoro» scrive
Fabio, 29enne sposato, «ho scoperto la facilità di scaricare
foto e filmati. Finora nessuno si è accorto. Non potete immaginare
l’angoscia che si prova a navigare per ore, scaricare il desiderio nel
bagno dell’ufficio e tornare a lavorare con i colleghi come se niente
fosse». Le email più drammatiche arrivano dalle compagne dei
pornodipendenti. «È cominciato durante la gravidanza» racconta
una moglie arrabbiata «è diventato cattivo con le parole e con
gli atteggiamenti e sempre di più ha passato le sue serate con il pc».
Ogni giorno una nuova storia si aggiunge: «Dalla pornodipendenza si
può uscire» ritiene Punzi «ma bisogna approfondire la conoscenza
di noi stessi. Nel gruppo ognuno vince la vergogna e può raccontarsi
senza censure».
PEDOFILI ONLINE: 7 ARRESTI PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
E' la prima volta cheviene contestato il reato "associativo" previsto
dal codice penale alnuovo articolo 603
Sette persone accusate di avere usato Internet per avvicinareminorenni e
diffondere materiale pedopornografico sono state arrestatedalla polizia di
Stato.
Sono quattro studenti, un operaio, un impiegato eun disoccupato, indagati
dalla Procura di Caltagirone perassociazione per delinquere finalizzata all'adescamento
e alladivulgazione di materiale pedopornografico su Internet. Secondo gliinvestigatori
è la prima volta in Italia che vengono eseguiti arrestiper questo tipo
di reato.
Le indagini sono state svolte dalla polizia postale di Catania, sudelega del procuratore della Repubblica di Caltagirone, Onofrio LoRe. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dalGip Salvatore Acquilino ed è stata eseguita a Reggio Calabria,Napoli, Treviso, Vicenza, Rimini, Udine e Latina. Nell'inchiestasono indagati anche due minorenni, uno di Giarre (Catania) e l' altro diCampobasso.
Agli atti dell' inchiesta, denominata "The Mirror", ci sarebbeanche un incontro che gli indagati avrebbero organizzato nello scorsaestate a Rimini per scambiarsi materiale. Secondo quanto si è appreso,il gruppo si teneva in contatto su Internet attraverso siti protettie crittografati per evitare l'accesso a intrusi indesiderati. Unsistema che la polizia postale di Catania è riuscita a "forzare",avviando le indagini che hanno portato al riconoscimento degli indagati.
Ai sette indagati, tutte persone al di sopra di ogni sospetto di eta'compresa tra i 20 e i 33 anni e con grande esperienza su Internet, ilGip di Caltagirone ha concesso gli arresti domiciliari. Durante leperquisizioni nelle loro abitazioni, sono stati sequestrati computer emateriale informatico che la polizia postale di Catania ha definito di''grande interesse investigativo''. La polizia ha ribadito che è laprima volta che in Italia è contestata l'associazione per delinquere perun reato di pedofilia su Internet.
Le indagini erano state avviate nell'ambito dell'inchiesta che lo scorsoanno
aveva portato la Polposta etnea a scoprire a Vittorio Veneto unuomo che fu
indagato per apologia della pedofilia e che hasuccessivamente fatto ricorso
al rito alternativo del patteggiamentodavanti al Tribunale di Catania.
Tra le "tracce" del suo computer gli investigatori hanno trovato unaserie
di indizi che ha permesso loro di risalire a una Irc (Internetrelais chat) crittografata
riservata a pedofili di ''provata fede''che contavano, tra l'altro, di realizzare
l' associazione italianapedofili, una società a scopo divulgativo a sostegno
della loro tesi che''la pedofilia è come l' omosessualità''